6 Lug

Poco tempo fa su Marketing Personale è apparsa un’interessante riflessione sul tema, accompagnata da una classificazione ragionata dei vari ruoli che un consulente può assumere. Lo schema si basa su due variabili: “il grado di autonomia o di dipendenza nelle svolgimento dei propri compiti e la funzione progettuale o più meramente esecutiva nell’ambito del proprio incarico”.
Secondo tale ragionamento risulterebbero 8 caratteri tipici della consulenza, connessi a 8 diverse figure: l’Apripista, cioè colui che detiene “piena delega e sostegno dall’azienda” per indicare nuove rotte e progettare in autonomia; il Facilitatore, a cui viene richiesto di aiutare l’azienda-cliente lungo la strada del cambiamento e dell’adeguamento a nuovi scenari; il Termine di Paragone, che funge da benchmark, da indicatore di qualità rispetto al percorso intrapreso; la Voce del Padrone, che si rende portavoce delle istanze della proprietà o dei vertici aziendali al fine di promuovere e accompagnare il piano; il Parafulmine, cioè colui che media tra le istanze di diverse aree aziendali o di diversi manager; il Corpo estraneo, vale a dire il consulente imposto dalla proprietà o dai vertici aziendali e purtroppo inviso al personale il più delle volte; il Vaso di Coccio, colui che viene chiamato senza troppa convinzione a sostituire un manager, e senza che gli siano conferiti riconoscimenti o ruoli ben definiti; e infine il Capro espiatorio: la figura paradossale di chi viene coinvolto in un processo di razionalizzazione affinché si prenda la responsabilità delle scelte più impopolari.
Lo spunto è senz’altro interessante, e immaginiamo riguardi da vicino molti dei lettori di questo spazio…
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