15 Giu
Il sistema di indicizzazione su cui si basa Google subirà nel prossimo periodo un cambiamento radicale. Da qualche mese, infatti, è in fase di sperimentazione avanzata Google Caffeine, un nuovo modo di censire e richiamare le pagine della Rete che – secondo gli ingegneri del gruppo fondato da Larry Page e Sergey Brin – ha dato risultati molto apprezzabili, ed è quindi considerato idoneo a soppiantare la “vecchia” architettura.
Per spiegarla in termini intuitivi, sino ad ora il motore di ricerca più famoso del mondo si è basato su algoritmi che idealmente danno luogo a una stratificazione di contenuti. Al livello di superficie si pongono i dati aggiornati con maggiore frequenza, quelli messi a disposizione dell’utente in maniera veloce; negli strati più profondi, invece, trovano spazio le nuove pagine, le quali, per essere rintracciate e analizzate, devono attendere che gli “spider” passino e le individuino. Questo perché l’operazione di ricerca è alquanto laboriosa, visto che per aggiornare uno strato occorre analizzare l’intero web, e l’intervallo minimo che intercorre tra un censimento e l’altro è pari a due settimane. Ora non sarà più così.
L’innovazione sta nel fatto che d’ora in avanti il web verrà suddiviso in porzioni dello stesso livello di importanza, e l’indice verrà aggiornato continuamente e globalmente.
La novità è senz’altro molto rilevante, soprattutto per coloro che sul web hanno costruito il proprio business: in osservanza delle nuove “regole” bisognerà senz’altro rimodulare le strategie di SEO sinora applicate, stringendo i denti e non facendosi abbattere da un eventuale abbassamento del proprio Page Rank (una sorta di scala che, con valori che vanno da 1/ a 10/10, misura la bontà, l’efficacia, e in definitiva la capacità di penetrazione sul target di un sito web).
Ma perché questa rivoluzione, dal momento che i più esperti erano ormai riusciti a teorizzare una vera e propria disciplina fondata sui dettami di Analytics? Beh, la risposta ufficiale, come detto, è: velocità (valutabile con strumenti come Page Speed). In effetti, però, l’ipotesi più veritiera è quella che chiama in causa la concorrenza di “BigG”, cioè bing, il motore di ricerca inventato da Microsoft, in grado di censire anche le pagine interne dei macroportali (compresi gli spazi dei social network, che ormai contengono informazioni di mercato importantissime riguardanti gli stili di consumo degli utenti). Caffeine, insomma, leggerà quello che sinora il Gigante di Mountain View non era riuscito a leggere: le pagine interne dei grandi “aggregatori di identità”, le piazze virtuali in cui vige la cultura conversazionale dell’uomo medio della Rete, più che la logica-vetrina di tipo aziendale. Tradotto in altri termini: più informazioni, e più aggiornate, per i player di mercato, che sapranno continuamente come cambiano i gusti dei pubblici.
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