25 Mag
I grandi player di mercato che, a causa dei servizi offerti, sono in possesso dei dati sensibili dei propri clienti cercano continuamente nuove strategie per implementare e migliorare la sicurezza informatica dei loro spazi. Qualche tempo fa avevamo trattato l’argomento della cancellazione dei dati offline, ma è evidente che con lo sviluppo della comunicazione in rete i pericoli principali provengono dal phishing e dalla truffe online.
Gli utenti (non tantissimi nel nostro Paese, rispetto ad altre realtà) che gestiscono il proprio conto o le proprie informazioni in remoto rischiano perennemente di veder violati i loro profili attraverso azioni di hackeraggio talvolta rozze, in altri casi peraltro molto sofisticate. Come reagire, dunque?
L’anno scorso, ad esempio, Poste Italiane, insieme a Polizia di Stato e United States Secret Service, ha creato la prima European Crime Task Force, che si riunirà nuovamente il prossimo mese a Roma per definire il suo piano d’azione nel medio periodo. In particolare, l’azienda italiana è da molto tempo impegnata nel settore sicurezza, tanto dal punto di vista informativo e comunicativo, sensibilizzando in maniera costante i propri clienti, quanto da quello tecnico, avendo da poco introdotto il cosiddetto Personal Card Reader (PCR), un dispositivo in grado di generare codici univoci al momento dell’operazione conclusa dall’utente.
Inoltre, la società gestisce due sedi operative sul territorio nazionale che mettono in atto azioni di prevenzione e di aperto contrasto alle frodi. Nel primo caso si tratta di monitorare tutte le transazioni condotte, censendo continuativamente i websites sospettati di condurre azioni di phishing; nel secondo l’obiettivo immediato è quello di oscurare il sito individuato, con una velocità e una precisione che, nel caso di Poste, risultano universalmente apprezzate.
Infine, anche la carta Postepay sarà soggetta ad operazioni di rafforzamento della sicurezza entro il 2010. In particolare, sarà introdotto un sistema di generazione di codici usa-e-getta, sul modello di alcuni istituti di credito italiani come Unicredit, che ha adottato un protocollo simile ormai da qualche anno.
Fonte: Key4biz
Leave a reply