Semestralmente GfK Eurisko consuce una ricerca finalizzata a comprendere l’impatto che il web ha sui consumi quotidiani e sul vissuto della cittadinanza italiana. Attraverso la raccolta e la comparazione di tali dati è quindi possibile fare luce su uno dei fenomeni culturali più rilevanti (e preoccupanti) degli ultimi anni, quello del digital divide, cioè della disparità di comportamento verso i media digitali (in particolare internet) esistente tra le varie fasce di popolazione.

Inutile sottolineare come tale analisi possa rivelarsi preziosa per il versante business, non solo per le aziende che operano direttamente nel comparto, ma anche per quelle che attraverso le nuove tecnologie promuovono o vendono i propri prodotti e servizi tramite e-commerce.

I tre fattori che più incidono sul digital divide sono quello economico, quello infrastrutturale e quello culturale, legato cioè al cosiddetto “analfabetismo informatico”. Il primo e il secondo, per esempio, nel nostro Paese colpiscono in modo particolare gli immigrati, i quali hanno difficoltà di connessione semplicemente per il fatto che spesso non possono utilizzare una linea telefonica fissa per accedere al segnale, mentre l’accesso tramite tecnologie mobili presenta (per ora) costi per loro proibitivi. Per quanto riguarda il terzo fattore, a essere maggiormente penalizzati sono tanto gli anziani quanto coloro che hanno raggiunto un basso grado di istruzione.

Di certo internet è considerato utile da molti (75% dei soggetti intervistati), e addirittura viene indicato dal 79% del campione come il futuro della società. Ciò fa capire che la tematica dell’accesso alla Rete rappresenta quasi universalmente una vera e propria questione di cittadinanza, oltre che un elemento di innovazione.

In generale, pur esistendo delle disparità riguardanti l’utilizzo del web legate tanto al territorio quanto al genere (si connettono più uomini che donne, più cittadini del Nord che del Sud o delle isole), il vero discrimine per l’accessibilità al web sembra essere rappresentato da due fattori: età, appunto, e istruzione. Per dare un’idea, e considerando i tre mesi che precedono l’intervista, la penetrazione di internet è pari al 5% tra gli over 64 e all’85% tra i ragazzi che hanno tra i 14 e i 17 anni. In più, accede al web il 40% di coloro che hanno terminato la scuola dell’obbligo, il 67% dei diplomati e l’81% dei laureati. Isolando la componente professionale, inoltre, si delineano dei divari consistenti in termini percentuali tra le varie fasce. Ecco alcuni dati di penetrazione: pensionati: 8% di accessi; casalinghe: 12%; operai, artigiani e commercianti: <50%; studenti: 90%; quadri e dirigenti: 87%; impiegati, professionisti e insegnanti: 70%. In questo senso la differenza più consistente emerge dunque tra le componenti sociali che svolgono un lavoro intellettuale (al di là del reddito) e quelle che si dedicano a mansioni operative o manuali: in fin dei conti, insomma, la dedizione verso le attività connesse al web deriva da un mix di disponibilità, elasticità mentale, interesse e “competenza testuale” nel fruire di contenuti che, anzitutto per caratteristiche logiche, si discostano nettamente dall’impostazione “old media”.

Fonte: Edmondo Lucchi su Social Trends – GfK Eurisko, maggio 2010